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Dislocata
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« Pre-correre il Mondo» avrebbero scritto, non più di una manciata di anni
fa esimi critici parlando dell'attuale tendenza dei mondo della comunicazione
e dell'arte. «Percorrere il Mondo» potremmo dire oggi a riguardo dell'immenso
flusso di immagini create dall'uomo e dalla macchina.
Leggendo un testo critico recentemente mi sono ritrovato perfettamente nelle
parole dello scrittore ove si diceva chiaramente che il mondo dell'arte contemporanea
non gode certo dei favori del pubblico ne tantomeno di quelli dei flusso popolare,
che visita altrimenti in grandi greggi le mostre di arte antica o le rassegne sugli
Impressionisti (quindi di arte antica). Il sunto improvviso era quindi, sulle prime,
che l'arte contemporanea risulta in Italia come aliena, impopolare e lontana.
Né bisogna dimenticare che per le istituzioni italiane nessun documento né originale
o manoscritto é da considerarsi di interesse "storico" se non ha ancora "compiuto"
i sessant'anni, talvolta settanta. Ecco allora lo sfasamento, la fatica improba di
raggiungere con serenità il contemporaneo come fatto reale e non come mera provocazione.
Altrove (chissà dove si penserà per non essere esterofili) i decenni hanno fatto la loro
marcia e soprattutto sono stati rispettati, come concetti e come oggetti,(e sono stati
rispettati ancora quando erano arte contemporanea) e l'apertura al contemporaneo ha un
aspetto meno battagliero, irriverente, é lotta di tutti i giorni quindi immagine della
Vera Contemporaneità. Perennemente agganciato ai parametri mai più aggiornati della Storia
(sempre più confusa ed orecchiata) il pubblico confonde meravigliosamente la "comunicazione
massmediologica" con l'opera, l'artista felice ne ha fatto invece ricerca personale quanto
seria ..... e abbandoniamo il contemporaneo su di una zattera innocua .
Ai filologi il loro lavoro quindi (né lo scrivente si esime dal fatto) cose anche auspichiamo un grande
lavoro a cento nuovi direttori di centri d'arte moderna e contemporanea pubblici in Italia affinché
queste radici possano essere salde e rispettate (quindi familiari) dalla società e perché questi
capisaldi possano permettere maggior avvicinamento ad un pubblico che esprime generalmente diffidenza
e rammarico, quando già ci dedica un attimo.
Ma non é certo la museificazione dell' arte né di una città che rende vivibile un momento di temperatura
contemporanea (chi vive nelle cosiddette città d'arte ne sente quotidianamente il rinsecchirsi pulito
per l'occhio della massa inerte che adora invadere il " tempo mummificato").
Per questo DISLOCATA si propone di oltrepassare ogni sacralità o di ritornare semplicemente
nei luoghi della vita, nei luoghi operativi ai livelli più vari.
Per un momento si é pensato di identificare la creazione contemporanea come l'ennesima aggiunta
di "movimento" al grande oceano mediale che percorre, lambisce e costituisce la realtà
comunicativa attuale. Invece l'artista "salva" e "corrompe" l'immagine dalla sua perdita pur
accettandola o immettendola in un luogo transitorio, talvolta senza timori, effimero. L'ideale
specchio di narciso che lo spettatore chiedeva all'opera "immobilmente" passiva, si é usurato
per il troppo guardare distratto, per il compiacimento di celare troppi significati in un
"altrove demiurgico" ed ecco allora rintracciare nell' altrove della quotidianità, nelle stesse
immagini transitorie una verità attuale, innegabile, nella sua normalità cosi come nella sua
violenza o casuale poesia (una dai valori tutti da costruire,accettare).
Dall'arte non ci si attende una oleografia reale, una cittadella dei benessere della visione,
ma semplicemente un "tratto" della vita, una segnalazione di immagine, uno sprofondare nella
percezione che é di sempre eppure é nuova, perché il mondo rinnova i sensi e le "posizioni dell'arte"
partendo talvolta dalla loro confusione universalizzata. La contemporaneità é segnalazione;
fotografica, dipinta, tracciata, filmata o teletrasmessa é un segnale luminoso o un'ombra artificiale
percepita anche tramite sensi artificiali (per cui ancor più voluti perché artefatti).
Forse, talvolta l'arte é una intercettazione di ciò che é nel mondo dei reale, una intercettazione
che ferma il movimentato scorrere della vita glorificandolo "semplicemente" .
Per queste "intercettazioni" i luoghi ed i territori si fanno finalmente smisurati, quasi "globali",
con quel termine così anelato tanto da essere ovunque e nulla parte; nulla parte ed ovunque come la
fine di questo millennio e l'inizio del tanto evocato prossimo e Nuovo Millennio. Ma la forza e la
trasparenza della contemporaneità, (che é ora, ma ben altra dalla semplice attualità) risiedono
anche nella possibilità dei loro apparire e scomparire non necessitando solamente di luoghi eletti,
dislocandosi in " ogni dove", tentando, presentandosi, transitando globalmente per dare allora un
grande respiro, un segnale ovunque. Perché l'immagine sia consegnata e vissuta semplicemente come
segno. Traccia quindi, e che non si perda nulla ....parte.
Luca Massimo Barbero
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