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Melania Lanzini

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Invitabile lasciarsi tentare da un gioco (stiamo parlando di bambole!)
filologico. Del quale non ho verificato - volontariamente - la fondatezza
, tanto mi piaceva ripercorrerne le pieghe mentre guardavo il video BIOGENETIC TOY.
Grecie latini usavano la stessa parola (rispettivamente KORA e PUPA) per indicare la fanciulla
, la bambola e la pupilla. Se parto da lontano, è perchè nella tradizione occidentale
la produzione di "bambole" (automi, illusioni ottiche ecc.) è stata relegata ai margini
di quella che si considera la via maestra dell'arte ... sentieri, deviazioni, binari morti...
Solo con la modernità la bambola ritorna protagonista della riflessione estetica - come luogo poetico
della "differenza", coagulo di tutto quello che è per eccellenza NON-UMANO. Come la marionetta di Kleist
, la cui meccanicità è l'unica possibile incarnazione materale della grazia divina, rispetto
alla ridicola agitazione di un'umanitada sempre e per sempre caduca dalla grazia. Il gioco
filologico graco e latinodella coincidenza tra femminilità giocattolo, e visione (gioco d'azzardo)
si gioca anche in BIOGENETIC TOY, dove una bamola bianca con gli occhi chiari e una parrucca violentemente
arancio ruota (in una fioca luce elettricamente blu) su se stessa, viene
avvolta dal nastro adesivo e quindi liberata con un temperino. Rari movimenti
degli occhi (delle pupille) sono indizi del fatto che questa bambola è una fanciulla
truccata da ... Come certi cyborg (che non sono veramente cyborg, se non nella loro peculiare
sensibilità) che frequentano la narrativa "estrema" dell'americana Kathy Acker, alla deriva per ogni
sorta di violenza e degrado in compagnia di una (implicita) nostalgia per qualcosa di incredibile e di impossibile -
e che forse non c'è mai stato. Ugualmente in BIOGENETIC TOY (a proposito: sappiamo chi è la fanciulla
e sappiamo chi è la bambola; ma la "visione" è visione nostra o visione, visionaria, della bambola?)
circola - ruota - tra una immobilità simulata e una violenza che si fa maschera, raddoppiamento spettacolare di se.
Ma nella propria mascherata enfatizzante schiva il rischio di un "effetto - anestesia". La violenza della
visione si esercita su un corpo di bambola - ma la bambola è VERA. Una nostalgia dell'autentico
(della "bellezza", della verità...) che fugge le panie della sterilità proprio perchè è cosciente di
misurarsi (il gioco è truccato, l'avversario è dichiaratamente un baro) con un altrove che non c'è mai stato.
FRANCESCO GALLUZZI
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